La vita nova

RAGIONE VISSUTA PER VIRTÙ DI BELLEZZA .

Considerazioni sulla Vita Nova di Dante

 

questa mirabile donna apparve a me vestita di
colore bianchissimo, in mezzo a due gentili
donne, le quali erano di più lunga etade;

(Vita Nova, III-1)

 

In mezzo. Beatrice, gloriosa donna della mia mente (Vn, II-1) per Dante, da qui- da Lei – il cammino estetico, prima di tutto, e poi filosofico e spirituale – teologico – verso la luce divina della Sapienza. La sete natural che mai non sazia/se non con l’acqua onde la femminetta/samaritana domandò la grazia/mi travagliava, . . . (Pg XXI 1-4). La donna gentile diventa poi nella Commedia il tramite per attingere alla conoscenza teologica, depositaria della luce della conoscenza e dispensatrice di Virtù. Beatrice è quindi la Sacra Theologia; l’Amore della Vita Nova valde honestus. Da assoluta e pura sensazione estetica, priva immediatamente di connotati carnali, la visione di Beatrice assume significato allegorico – con caratteristiche mistico-agostiniane – grazie al fatto che la Vita Nova è gradino necessario del concetto di realtà, il necessario preludio alla Commedia. Insomma, la Donna come Simbolo della scienza più alta, quella delle cose divine. E qui va dichiarata la centralità del Convivio, che definisce filosoficamente l’immagine della bellezza e della gentilezza, da umana creatura a maestra di scienza divina.

Per il Filosofo – Aristotele¹ – l’attuazione della natura umana è sviluppo e secondamento delle potenzialità e proprietà sostanziali in vista del perfetto compimento dell’essenza razionale: Questa perfezione intende lo Filosofo nel settimo de la Fisica quando dice: “Ciascuna cosa è massimamente perfetta quando tocca e aggiugne la sua virtude propria, e allora è massimamente secondo sua natura; onde allora lo circulo si può dicere perfetto quando veramente è circulo”, cioè quando aggiugne la sua propria virtude; e allora è in tutta sua natura, e allora si può dire nobile circulo (Cv, IV, XVI-7). La virtù è manifestazione operante della forma e per via di forma bella e virtuosa : chè la beltà d’Amore in voi consente,/a vertù solamente/formata fu dal suo decreto antico,. . . (Rime CVI, 8-10). Sempre nelle Rime il Poeta : Quando m’apparve poi la gran biltate/che sì mi fa dolere,/donne gentili a cù ì ho parlato,/quella virtù che ha più nobilitate/mirando nel piacere, . . . (Rime LXVII, 71-75). Così la virtù razionale è l’intelletto possibile in quanto capace di subire l’illuminazione e progredire verso il proprio atto. La virtù è tanto più perfetta quanto più attua il fine a cui l’essenza di una cosa è per natura ordinata. Primamente, però che la vertù dee essere lieta, e non trista in alcuna sua operazione; onde se ‘l dono non è lieto nel dare e nel ricevere, non è in esso perfetta vertù, non è pronta. Questa letizia non può dare altro che utilitade, che rimane nel datore per lo dare, e che viene nel ricevitore per ricevere. (Cv , I, VIII-7). L’Amore per la sapienza, cioè la Filosofia, è identificato: così la filosofia, fuori d’anima, in sè considerata, ha per subietto lo ‘ntendere, e per forma uno quasi divino amore a lo ‘ntelletto. E sì come de la vera amistade è cagione efficiente la vertude, così de la filosofia è cagione efficiente la veritade. (Cv, III, XI-13).

Entriamo, ora, nell’analisi di singole Virtù. Per il Poeta la Prudenza va annoverata fra le Virtù intellettuali: E queste [vertudi] sono quelle che fanno l’uomo beato, o vero felice, ne la loro operazione, sì come dice lo Filosofo nel primo de l’Etica quando diffinisce la Felicitade, dicendo che “Felicitade è operazione secondo virtude in vita perfetta”. Bene si pone Prudenza, cioè senno, per molti, essere morale virtude, ma Aristotile dinumera quella intra le intellettuali; avvegna che essa sia conduttrice delle morali virtù e mostri la via per ch’elle si compongono e sanza quella essere non possono.(Cv, IV, XVII-8). Ancora: Quello del pratico si è operare per noi virtuosamente, cioè onestamente, con prudenza, con temperanza, con fortezza e con giustizia; quello de lo speculativo si è non operare per noi, ma considerare l’opere di Dio e de la natura.(Cv IV, XXII-11) e consigli . . . che procedono solo da quel buono senno che Dio ti diede (che è prudenza. . .) (Cv IV, XXVII-9). Già Cicerone² riteneva la Prudentia la virtù grazie alla quale l’uomo può raggiungere la verità; così in Macrobio³ essa Virtù rimane al posto ordinatore e sarà poi S. Tommaso⁴ a sistematizzare in chiave propriamente teologica il dato filosofico delle diverse virtù⁵. Nella Commedia il concetto è come pacificato, realizzato: Da la sinistra quattro facean festa,/in porpora vestite, dietro al modo/d’una di lor ch’avea tre occhi in testa . (Pg. XXIX 130-132); Prudenza con tre occhi, quindi, e guida delle virtù morali. Poi: La bella donna ne le braccia aprissi;/abbracciommi la testa e mi sommerse/ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi. (Pg XXXI 100-102). Tra le quattro Virtù Cardinali di Tommaso la Temperantia è colei che dispone alla perfezione della giovinezza: Indi mi tolse, e bagnato m’offerse/dentro a la danza de le quattro belle;/e ciascuna del braccio mi coperse. (Pg XXXI 103-105). Ed è colei che regola i piaceri dei sensi: Queste sono undici vertudi dal detto Filosofo nomate . . . La seconda è Temperanza, che è regola e freno de la nostra gulositade e de la nostra superchievole astinenza ne le cose che conservano la nostra vita . (Cv, IV, XVII-4).

Compare la giovine bellezza, colei che diverrà l’allegoria della ricerca di verità, la Filosofia che nella Commedia potrà essere interpretata come la via a Dio – Theologia – , attorniata ovvero in mezzo a due gentili donne di più lunga etade, che la custodiscono e la guidano: Prudenza la renderà consapevole della via alla Verità, e Temperanza le farà sublimare il passaggio sensoriale nel mondo .

 

Due donne in cima de la mente mia

venute sono a ragionar d’amore:

l’una ha in sè cortesia e valore,

prudenza e onestà in compagnia;

l’altra ha bellezza e vaga leggiadria,

adorna gentilezza le fa onore:

e io, merzè del dolce mio signore,

mi sto a piè de la lor signoria.

Parlan bellezza e virtù a l’intelletto,

e fan quistion come un cuor puote stare

intra due donne con amor perfetto.

Risponde il fonte del gentil parlare

ch’amar si può bellezza per diletto,

e puossi amar virtù per operare .

 

(Rime LXXXVI)

 

 

ABBREVIAZIONI         :         Cv : Convivio ; Pg : Purgatorio ;   Vn : Vita Nova

 

IMMAGINI : 1) Dante incontra Beatrice al ponte di Santa Trinita . Henry Holiday-Walker Art Gallery

(Liverpool)

 

NOTE

1] Ethica Nichomachea, VI, 11

2] De Officiis, I, V

3] Commentarii in Somnium Scipionis, I, 8

4] Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 3c

5] G. Bolla : L’Etica delle Virtù in San Tommaso d’Aquino ; Il Guastatore (2013), a.1 n° 1, 31-36

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