A Iosif

la facciata del cimitero

La ricerca è un vettore,

tra libellule e imperatori,

è semplicemente un vettore

e anche i profeti lo sanno.

 

Conducimi, come sempre fai,

perché è tra passato e presente

che si giocano i nostri sogni,

nel varco dell’aria e dei temporali.

 

Poi, l’azzurrità.

Il nitrito del sole sulla schiena di pietra

a man manca rinnova il giorno

con turbe d’amanti e soglie di albe.

 

Nevica, piove, dicevi che la terra va penetrata           

dal di dentro, grazie a false tonache

e volando in stormi disorientati

dove solo il sole arriva.

 

Gatti dormono e vivono su di te

perché così vuole il vento

sentinelle di siepi e di sassi

colmi del giro dell’andare

 

anche il mio gatto ha capito

ora accompagna il gesto

per canali immolati nella Domenica mattina

sciolto il nodo, o le croci.

 

Arriverò dopo il solstizio dei bianchi quadri

e laverò simulacri di nuvole

proprio là dove tu volevi, e cercavi

steppe di neve raccolte in meriggi di finta biacca.

 

Accosta il respiro, perché puoi anche dove non credi

e l’erba ti sia amica

dopo furiose tempeste o assolati incontri

per fantasmi di cieli e sciabordii di navi fasulle.

 

Parvenze di sonni scavalcano i ponti

e ti arrivano addosso,

come grandi alberi della tua terra

nel freddo d’inverni di passate lagune

 

azzardi d’acqua nelle pieghe di Vertumno

come al cambio delle stagioni e autunno nell’inverno

e piazze di verde sfatto,

senza l’inganno del futuro.

Sono stato a salutare Iosif Brodskij là dove è sepolto. L’Isola dei morti, il Cimitero di San Michele a Venezia. Lo ritengo forse il più grande poeta del Novecento: la sua poesia nasce sensoriale e diventa altamente metaforica, filosofica. E poi adorava i gatti . . .

Tomba di Josif Brodsky

Su queste suggestioni ho scritto la poesia.
Nella foto ho ripreso d’infilata la facciata della chiesa di San Michele. Qui la tomba di Iosif Aleksandrovič Brodskij (da wikipedia).

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